L’Italia che cala le braghe

Ultimamente mi è capitato di leggere le varie situazioni in cui il nostro Governo, avrebbe pagato per il quieto vivere e per la sicurezza.
Stando a quanto apparso ultimamente sulla stampa l’Italia avrebbe quindi pagato i Talebani in Afghanistan per garantire la sicurezza dei nostri soldati e i boss di ‘cosa nostra’ per mantenere la stabilità del Paese.
La cosa che mi amareggia è che non stento a crederlo. L’atteggiamento di ’salvare capra e cavoli’, il ‘papocchio’ per intenderci, purtroppo è stato sempre insito nelle scelte strategiche effettuate dal nostro paese e nell’italica natura.
Piuttosto che dire ‘No Grazie’ noi in Afghanistan non ci siamo, per poter comunque partecipare all’Onu e non inquietare l’alleato americano l’Italia è stata costretta a presenziare, ma per non prendere troppe scoppole è anche stata costretta a pagare. L’unica speranza in questo caso è che il Tremonti della situazione sia stato in grado di valutare se il totale tra quanto incassato ‘restando con gli americani’ e quanto speso per limitare i danni abbia restituito un segno +. In caso contrario non fatico a immaginare da quali tasche sia stato prelevata la differenza.
Lo stesso discorso vale per i ‘papocchi’ con le cosche dominanti e perchè no con le Brigate Rosse.
Insomma, pagare per stare tranquilli e nello stesso tempo fare bella figura a livello nazionale e internazionale.
Il problema di questo meccanismo è che alla fine diventa una regola. Ad ogni missione congiunta alla quale ci troveremo a partecipare da ogni gruppo a delinquere particolarmente organizzato rischieremo di vederci presentare il conto.
Per quanto riguarda i sequestri privati il congelamento dei parenti delle vittime viene invece applicato con rigorosa inflessione, proprio per evitare che si generi un precedente. Bah, le solite contraddizioni italiche e la solita indifferenza verso il singolo.
Oltre che diventare una regola, la tendenza a ‘calare le braghe’ rischia anche di diventare una pericolosa abitudine, da applicare nei casi più disparati. Mi sembra quasi una ‘marchetta’ (si può chiamare così) anche la recente proposta dei cosidetti ‘finiani’ per introdurre l’ora di religione islamica a scuola??????? Ma forse che in Afghanistan gli passerebbe mai anche solo l’idea di istituire l’ora di religione Cristiana o Ebraica???? Al massimo istituiscono l’ora di fustigazione del Cristiano o dell’Ebreo.
Va bene l’integrazione, è un concetto sacrosanto, siamo un paese civile e un mondo senza razzismo e più tollerante sarebbe un po’ più bello da vivere. Ma perchè tutta questa attenzione recente solo per i Musulmani??? Ultimamente il tema ricorrente è sempre il solito. Ci vuole la Moschea per i Musulmani di V.le Jenner, ci vuole l’ora di religione Islamica a scuola, ci vuole il permesso d’ingresso con il Burkini in piscina e poi???
Se una delle nostre giornaliste vuole andare a fare un’intervista in un paese islamico le conviene coprirsi per evitare di essere lapidata. Qui, nonostante la legge si vedono girare i burka integrali. Anche in questo caso, integrazione non vuole dire ‘calare le braghe’.
Ipotizzare di togliere i crocifissi dal muro??? Che piaccia o meno c’è il Concordato e una consuetudine storica. Se ti piace bene, se non ti piace ti integri. L’integrazione infatti dovrebbe essere bidirezionale e valida per tutti. Perchè devo preoccuparmi più degli islamici e meno dei cinesi, dei tibetani o degli ebrei?
Vuoi entrare in piscina con il burkini? Mi spiace le regole sono altre, o ti piace o ti integri o il bagno lo vai a fare a casa.
Non vuoi l’ora di religione cristiana? Puoi tranquillamente rifiutarla e i tuoi bimbi faranno altre attività.
Vogliamo invece inserire o utilizzare l’ora di religione per far conoscere anche le altre religioni? Questo avrebbe sicuramente un altro senso e potrebbe essere utile. Ma ci dovrà occupare in egual misura di TUTTE le religioni. Forse un’iniziativa di questo genere potrebbe agevolare l’integrazione, favorendo la conoscenza delle reciproche culture. Inserire l’ora di religione Islamica no, perchè altrimenti avrebbero il diritto di pretendere la stessa cosa i Buddisti, i Rasta, gli Induisti e chi più ne ha più ne metta.
Calare le braghe perchè altrimenti la scheggia impazzita di turno tenta di farsi esplodere in caserma?
No grazie. Sei ospite a casa mia, ci sono regole da rispettare e valgono per tutti quelli che vogliono entrarci. Se non ti sta bene nessuno ti obbliga a venire da me.
Razzismo? No, mi spiace, semplice e puro nazionalismo, protezione dell’identità storica e culturale.
Prima quindi di uscire con simili trovate pensate più ai contingenti problemi dell’italica gente. Ma soprattutto finiamola di nasconderci dietro sterile demagogia, ipocrisia e frasi fatte. In una recente trasmissione, la maggior parte delle persone incontrate per strada hanno chiesto che gli stranieri regolarmente inseriti nel nostro paese devono comunque mostrare la buona volontà di adattarsi alle leggi vigenti, non il viceversa.
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